martedì 21 gennaio 2014

ANTONIO MARRAS UOMO A/I 2014




Mio padre, come me, era sardo di Alghero, avamposto di Sardegna proprio di fronte alla Spagna. Aveva un negozio di tessuti, tessuti pensati per ogni occasione. Occasioni importanti dove importante non era apparire ma portare rispetto. Abiti per le feste, per i fidanzamenti e i matrimoni. Battesimi e cresime. Funerali e processioni. Il negozio era nel centro di Alghero vecchio in via Roma 56. Nella lunga e profonda bottega, i tessuti erano arrotolati con cura negli scaffali in legno. Per ogni persona c’era il suo tessuto, che aspettava solo il momento di essere scelto, per essere cucito e prendere forma e vita.Ho sempre curiosato nel negozio di mio padre, giocato con combinazioni di colori e materiali, studiato in silenzio le gonne e gli scialli di quelle mute, decise donne di paese che arrivavano ad Alghero a comprare buoni vestiti, per la festa e per il lavoro, roba che durasse nei decenni, resistente a usura e intemperie.

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Ho nostalgia delle scatole di fazzoletti da uomo che poi andavano ricamati con le iniziali per i più fortunati, stirati perfettamente in quattro parti uguali da mogli pazienti. Mio padre il fazzoletto lo metteva sempre nel taschino della giacca, proprio vicino al cuore... Ho sempre rovistato tra la collezione di cravatte di mio padre, affascinato dalla stessa forma che si ripeteva in infiniti motivi nessuno uguale all’altro.
Ho in mente mio padre perennemente con la sigaretta che gli pendeva dalle labbra, un po’ come un’attore o come un marinaio d’acqua alta. Ho conservato le pezze dei tessuti della bottega di mio babbo. Ho conservato i suoi preziosi metri di legno che servivano per misurare la lunghezza del tessuto acquistato. La lunghezza di un metro come le  tacche incise nel bancone di legno. Un metro e venti per un pantalone con risvolto e altri dieci in più regalati per i punti molli, per i possibili errori di mani poche esperte. Un metro e 70 per un doppio petto e un 1 e ottanta per un cappotto …
Quando tutto è cambiato, quando i tessuti hanno fatto spazio alla confezione, quando il tempo, il pensiero e la lentezza sono stati sostituiti dal tutto pronto subito, dalla fretta, dalla velocità e dall’urgenza, la bottega è stata sostituita dalla boutique di abbigliamento.
Tra i miei tessuti conservati come relique e opere d’arte ne ho scelto alcuni . Li ho rivisti e rilavorati. Panni blu accoppiati, velluto millerighe a pois, cotone tecnico, jacquard jersey cravatteria, tartan lana, micropiedepoule, gabardine infeltrito, jersey double, drill di cotone stampa microfiori, felpa neoprene, chevron di lana accoppatia a jersey melange, tela lana microstampa cravatteria, tela lana stampa microcashemere, popeline stampa liberty, oxford. Maglie con jacquard motivi cravatteria, costa inglese a rigoni marinaio, punto irlanda agugliato, pannelli agugliato con tessuto maschile e pelliccia. Colori tradizionali blu e grigio, tocco di corda e aviazione. Aubergine, petrolio. Volumi: peacoat oversize, panta carrot, jogging con coulisse. Giacconi marinaio, giubbino con maniche matelassé. Giacche reversibili, gilet tradizionali e maglie cocoon.

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