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martedì 28 maggio 2013

Kris Van Assche


Kris Van Assche on THE QUEEN STORE

Arrivato a Parigi da Anversa, sua città natale, nel 1998, Kris diventò subito assistente di Hedi Slimane alla maison Yves Saint Laurent. Braccio destro, a Dior Homme dal 2000, di Slimane, uno che ha rivoluzionato la moda maschile francese, si allontanò dal gruppo quattro anni più tardi per dar vita alla sua linea maschile (nel 2008 prima sfilata anche di quella femminile). Nel frattempo, nell'ottobre 2007, è stato nominato direttore artistico di Dior Homme. Succedere al "maestro" Slimane, una bella sfida.
Per i vestiti Kris Van Assche, lo stilista ha spesso in testa amici e amiche, che potrebbero indossare ognuno di quei capi: «Fortunatamente ho amici di tipo diverso, più o meno stravaganti, più o meno classici. Giovani e non più giovani». La sua moda è minimalista, ma anche romantica e nostalgica. Qualcuno dice anche che tende a femminizzare i capi per uomini e a maschilizzare quelli per donne. Ma l'osservazione lo fa arrabbiare: «Già Marlene Dietrich dimostrò che non c'è donna più femminile di quella che indossa giacca e cravatta. Queste discussioni sono inutili».
I viaggi, quelli sì, lo ispirano. Uno a Buenos Aires, nel 2001, da solo per tre settimane, lo segnò in modo particolare: «Adoro l'Argentina. Lì la gente, quando cammina per strada, ti guarda in faccia. Qui a Parigi, invece, si guardano le punte dei piedi. Mi piace lo sguardo orgoglioso degli argentini: li rende più belli». Kris è belga fiammingo. E fa parte di quella vague di stilisti in arrivo da Anversa e dintorni o dai Paesi Bassi che hanno preso le redini della moda maschile a Parigi negli ultimi anni (vedi Lucas Ossendrijver per Lanvin e Paul Helbers per Louis Vuitton). Dei belgi ha anche il pudore, l'umiltà. «Forse un aspetto tipico di noi creatori belgi è un certo senso della realtà, la ricerca costante di un equilibrio fra la nostra fantasia e quello che si può realmente indossare. (Il Sole 24 ore)
 









Kris Van Assche on THE QUEEN STORE